VITAE
Cosa intendiamo quando diciamo che qualcosa è vivo? La biologia ha una sua risposta, ma appena si esce dal laboratorio le cose si complicano: le comunità hanno sempre compreso la vita attraverso il rito, la parentela, la terra, il racconto, categorie che raramente coincidono con una definizione precisa e netta. Questa complessità oggi è più difficile da ignorare, mentre gli ecosistemi collassano più in fretta di quanto i nostri concetti riescano a starci dietro, e mentre l’intelligenza artificiale e la biologia sintetica cominciano a sfumare del tutto il confine tra vivente e non vivente.
VITAE prende sul serio questa sfumatura, invece di ricomporla in ordine. La mia premessa è che il confine tra vivente e non vivente non è mai stato puramente scientifico, poiché è anche una questione di interpretazione, di come una comunità legge l’agentività nel mondo che la circonda. Un fiume può essere una risorsa, un habitat, o un parente, a seconda di chi guarda. Per tale ragione desidero capire come funzionano queste diverse letture, e dove possono davvero parlarsi tra loro.
Il progetto si articola attraverso quattro campi, disposti l’uno sull’altro come in una staffetta: il lavoro sul campo antropologico con le comunità indigene in Colombia posa il terreno; la biosemiotica legge quel terreno cercando i segni attraverso cui la vita e l’agentività diventano significanti; la linguistica cognitiva ascolta come si parla della vita, nel discorso indigeno come in quello scientifico, rintracciando le metafore su cui ciascuno dei due si regge; e la filosofia della biologia mette a confronto i risultati con i modelli di vita esistenti, per vedere quali di questi reggono davvero il peso.
Il tema ha una posta in gioco legale concreta. Nel 2016 la Corte Costituzionale colombiana ha riconosciuto il fiume Atrato come soggetto di diritti, fondando la sentenza sulla comprensione afro-colombiana e indigena del fiume come entità vivente. VITAE è costruito per generalizzare questo tipo di gesto, mappando dove le comprensioni scientifiche e indigene della vita convergono e dove divergono, per dare alla governance ambientale una base più ampia per proteggere ciò che la legislazione attuale fatica ancora a riconoscere come vivo.
La ricerca confluisce in un documentario e in mostre itineranti a Bogotá e Praga, sviluppati insieme alle comunità stesse, affinché i detentori di conoscenza indigena contribuiscano a plasmare il modo in cui i risultati vengono raccontati.
VITAE è finanziato dall’Unione Europea (HORIZON-MSCA-2025-PF-01-01) nell’ambito di una Marie Skłodowska-Curie Global Postdoctoral Fellowship, con fasi di ricerca presso l’Universidad EAN (Bogotá) e la Charles University (Praga).
Presentazioni dedicate all’introduzione del progetto:
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10/04/2026, VITAE, “Successful MSCA-PF GF Proposal”, Charles University.
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25/06/2026, VITAE, “Skill transfer event for writing MSCA applications”, Center for Environmental and Technology Ethics - Prague (CETE-P)